la salvezza dell’inverno vernazzese.
non ho postato da prima dell’alluvione.. vorrei riprendere con i miei appunti..
Cit. Alessandro Farulli
“La globalizzazione, che prometteva benessere e democrazia, ci ha sottratto il tempo, cioè la stessa possibilità di esercitare la democrazia da parte degli esseri umani, che è socialità e incontro. Il benessere si è trasformato in consumo. L’erosione del tempo, la schiavitù del lavoro (per chi ce l’ha) e l’ossessione del lavoro (per chi non ce l’ha) hanno costretto la liberazione umana in un recinto ben guardato, dai poteri dittatoriali dove ci sono e dalla manipolazione dei media e delle informazioni dive le democrazie di mercato somigliano sempre più ad un mercato della democrazia. Il nostro tempo è obbligato dalle due funzioni di consumatori e spettatori e la cittadinanza diventa un’optional elettorale o addirittura un atto sovversivo se esce dal recinto dell’ovvietà massificata.”
Al mattino non è caldo poi quando il sole esce si fa sentire, la terra è arida, non piove da tanto. Nell’orto sinergico i pomodori e le melanzane oramai non danno più nulla ma i peperoni resistono e danno ancora tanti frutti. Occorre supportarli con un po’ d’acqua.
E noi contenti mangiamo ancora i prodotti della terra
senza neppure farlo apposta apro twitter leggo un rimando ad un articolo della stampa su intervista a Jeremy Rifkin:
“Durante un’intervista fatta ad agosto, ci aveva anticipato i contenuti con queste parole: «Verso la fine degli Anni Settanta è terminata la Prima rivoluzione industriale, nel senso che abbiamo smesso di vivere grazie alla ricchezza che producevamo. Siamo entrati nella Seconda rivoluzione industriale, in cui poco alla volta abbiamo bruciato i nostri risparmi e cominciato a vivere di debito». Questo ci ha esposto a crisi ricorrenti: «Ogni volta che c’è una recessione, facciamo sempre la stessa cosa: pompiamo soldi nel mercato e diciamo che vogliamo tagliare le spese. Ma la ripresa si alimenta spendendo, le nostre spese fanno crescere la domanda, i Paesi emergenti ne approfittano aumentando la produzione per moltiplicare l’offerta, e questo fa salire i costi delle materie prime come il petrolio. Di conseguenza tutti i prezzi aumentano, compresi quelli del cibo, e quindi ci ritroviamo in breve in una nuova situazione insostenibile, tornando a fare affidamento sul debito per soddisfare le nostre esigenze. Così non ne verremo mai fuori».
Quindi aveva concluso: «La crisi finirà solo quando cambieremo il nostro paradigma economico. Dobbiamo passare dalla Seconda rivoluzione industriale alla Terza, per smettere di consumare le ricchezze del passato e tornare a produrre liberando la nostra creatività».”
Che aspettiamo?
Quando aspetti il treno e non sei distratto da rumori eccessivi riesci pure a capire le chiacchiere che fanno le persone di prima mattina.
E sentire con quanta dovizia di particolari una massaia spiega ad un pensionato perchè “siamo messi peggio della Grecia, però nessuno lo dice per non farci intimorire” è divertente.. ma in fondo pure un po’ preoccupante.. se lo abbiamo capito tutti significa che ci siamo….
Cosa aspettiamo a modificare radicalmente il nostro sistema portandolo fuori da questa economia?
Il pensiero di ieri scritto, di sfuggita, mi ritorna oggi.
Io credo veramente che sarebbe il momento storico di creare un comune unico per tutte le Cinque Terre.
Si potrebbe in questo modo far crescere una classe politica, magari anche giovane, che possa prendere il timone di un territorio che va salvaguardato sia da un punto di vista turistico che economico. Il parco nazionale avrebbe dalla sua il suo compito di salvaguardare il territorio e l’agricoltura ed assieme ci sarebbe davvero l’opportunità di mantenere il progresso nel nostro territorio.
Chi sa se qualcuno la pensa come me..
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Invece di ragionare sulla costruzione di un comune unico che avrebbe davvero senso oggi nelle Cinque Terre, conosciute in tutto il mondo per questo, il Sindaco di Riomaggiore, attraverso la stampa, dichiara di rivendicare l’orgoglio comunale…
mi pare una scelta che porta indietro di 30 anni l’orologio della storia
Un anno fa. “Terremoto politico” nel Comune di Riomaggiore, vennero arrestate oltre 10 persone tra cui l’ex Presidente del Parco, il Sindaco e Assessore al Bilancio del Comune e il capo dell’ufficio Tecnico.
Ad un anno di distanza molti pensieri ma poche parole. Rivivo con la memoria quella mattina, gli incontri con i colleghi, i discorsi, gli sms e le telefonate.
Ad un anno di distanza il nostro territorio, con un flusso turistico ancora maggiore, fatica a fare una discussione sul proprio futuro; chi parla di referendum per abolire il Parco, chi vorrebbe cancellare tutto il pregresso, chi, come il sottoscritto, crede che si possa e debba andare avanti con quanto messo in piedi negli ultimi 30/40 anni di storia delle nostre cinque terre con la caparbietà e la determinazione che ha consentito, ai nostri antenati, di costruire un paesaggio unico al mondo.